Orlando, Jane Eyre e Cime Tempestose: una nuova prospettiva ermeneutica

PER CONDIVIDERE:

Parlando di perversione come dell’atto di cambiare qualcosa che è reputato giusto in qualcosa che è considerato sbagliato o in maniera negativa (OED online), non si può omettere un riferimento a personaggi che incarnano tale caratteristica, come Orlano – nel momento in cui “lui” diventa “lei”; Bertha Mason, i cui “confini della  fine femminilità – secondo Sue Thomas – sono offuscati”; e Catherine Earnshaw, il cui temperamento è tutto eccetto che aderente alle norme imposte dalla morale vittoriana.

Se consideriamo il personaggio di Orlando, è chiaro che Woolf volle sottolineare il fatto che l’individualità di questo personaggio non è definita: dunque, non essendo qualcosa, né qualcos’altro, risulta mostrarsi perversa. La natura androgina di Orlando è il risultato dell’unione di due sessi in uno: nulla è trasferito, nulla è mascherato: al contrario, tutto è mostrato. Si può inferire che proprio l’aspetto del mostrarsi a seconda della propria natura di uomo o donna causi la reazione di una società (o – nel caso del romanzo in questione – di molte società), che giudicano l’evento non conforme, dunque perverso. Non solo Orlando, come personaggio fittizio, è immaginato perverso, ma persino la sua creatrice, Virginia Woolf, autrice che, in “Una stanza tutta per sé”, afferma: “[…] che per chiunque scriva è fatale pensare al proprio sesso. È fatale essere un uomo o una donna, puramente e semplicemente; dobbiamo essere una donna-maschile o un uomo-femminile.”

Focalizzando la nostra attenzione su Bertha Mason, che Mr. Rochester stesso, nel capitolo 27 di Jane Eyre, definisce “perversa”, poiché la casa di cui si prende cura non è “quieta”, né “sistemata”, comprendiamo che è stato disegnato un modello di femminilità che non ammette deviazioni. Il caso di Bertha è interessante non solo perché la donna soffre di una malattia mentale, ma anche perché appartiene ad un gruppo etnico differente da quello di suo marito, l’emblema del colonizzatore bianco. Bertha è una donna creola, ha un’indole intemperata, è maledetta, impura, insubordinata. Insomma, viene etichettata come “perversa” anch’essa.

Catherine Earnshaw, la protagonista di “Cime Tempestose”, appare bella e attraente, ma non è “civilizzata” e conforme alle norme come finge (o si sforza) di essere né durante la sua vita, né dopo la sua morte. Infatti, finanche il suo spirito infesta il luogo in cui viveva, allo stesso modo di quando, durante la sua infanzia, non era riuscita a controllare i suoi modi. La mancanza di autocontrollo e il fatto di essere lacerata tra la sua passione – che è selvaggia – e le sue ambizioni sociali, dimostrano la sua perversione, in rapporto al modo in cui ci si aspettava che una donna (specialmente se sposata) si comportasse durante l’età vittoriana. La polarità del personaggio di Catherine riflette la struttura autentica del romanzo, che oscilla tra la genuinità di Cime Tempestose e la rispettabilità di Thrushcross Grange, il casato di Edgar Linton (marito di Catherine).

La seconda tematica che esaminerò è quella del linguaggio, quindi della comunicazione. La relazione tra Orlando e il linguaggio trova significato non solo nelle sue capacità linguistiche – perché lui/lei è capace di parlare il francese, oltre alla sua lingua madre – ma anche e soprattutto nell’atto della scrittura. “The Oak Tree” è il componimento che Orlando produce durante tutta la sua vita. Questo lavoro, come il suo autore/la sua autrice, cambia struttura (passa da poesia a prosa, da dramma teatrale a poesia, nuovamente), ma rimane, in sostanza, sempre uguale, proprio come Orlando.

Sulla comunicazione in Jane Eyre si può innanzitutto evidenziare che alla protagonista, fin dalla sua infanzia, era stato imposto di rimanere zitta e di ascoltare. Ad ogni modo, citando l’accademica Janet Freeman: “[Jane] sta trovando la voce con cui raccontare la sua storia, […] La narra senza riserva a Helen Burns, Miss Temple, a Rochester, a Diana, Mary e John”. È, quindi, vero, come asserisce Sue Thomas, che “Jane è l’emblema della compostezza cristiana”, ma è anche vero, come sostiene J. Freeman, che: “Le dichiarazioni di Jane marcano una necessaria trasformazione dalla bambina che rimane silente, isolata dietro la tenda, con i libri per evadere stretti nel petto, ad una bambina in possesso della propria memoria e capace di parlare. La potenza del discorso consente a Jane di assumere sempre di più il controllo della sua vita col passare degli anni”.

Con Bertha, al contrario, fronteggiamo un’altra tipologia di comportamento, basata essenzialmente su azioni. Perciò Bertha finge di ridere, dà fuoco al letto di Mr. Rochester, attacca Mr. Mason, strappa il velo di Jane alla vigilia del suo matrimonio. Presumibilmente, Jane e Bertha sono simili per quanto riguarda la forza vitale, ma quest’ultima sembra essere espressa mediante due modalità discostanti: la prima comunica, la seconda agisce.

Quasi di ugualmente intricato è il discorso sulla dicotomia discorsi/silenzi di Catherine in Cime Tempestose. Pur essendo uno spirito libero, ella prova a comportarsi come ci si aspettava che facesse, considerando le norme sociali dell’epoca. Parla apertamente a Nelly, confessandole il suo amore per Heathcliff, ma al contempo sceglie di non rivelare a lui i suoi sentimenti, decidendo invece di sposare un uomo, Edgar, che le possa garantire una vita rispettabile. La comunicazione, tanto quanto l’assenza di dialogo, è uno dei punti focali del romanzo: essa può essere definita uno dei personaggi, invece che una dei motifs di Cime Tempestose, poiché provoca effetti che infetteranno inevitabilmente le dinamiche degli eventi. Il linguaggio sembra agire al pari di una forza animata, non avremmo nessun problema qualora volessimo personificarlo.

Per fare il punto, mi piacerebbe riflettere su come il sex code sia questione di performance all’interno dei tre romanzi proposti, e su come esso manchi di autenticità, dal momento che la questione di genere è, citando Judith Butler, basata sulla performatività.

Riguardo a Orlando, Esther Sanchez-Pardo González afferma che: “Ciò che Woolf fa al fine di rappresentare l’irrappresentabile è giocare con la performance. […] Il passaggio da uomo a donna mostra lo spazio della donna che era sempre stato occupato già dagli uomini”. La tematica della “rappresentazione del genere” è sostenuta dall’uso costante dell’ironia, di cui l’autrice fa largo uso per tutto il suo romanzo, sia nei luoghi che nei periodi temporali di cui scrive (il Rinascimento, la Restaurazione l’Illuminismo, Il Romanticismo, l’età vittoriana e il suo presente). Ne risulta che proprio il significato di cosa il sesso di un individuo sia viene messo in discussione.

Sebbene Charlotte Bronte presentò Jane Eyre come un romanzo di narrativa sentimentale, esso suggerisce possibilità di sovversione di genere”. Parliamo di identità di genere e sex code quando ci riferiamo alla classe di Jane, quella dei lavoratori, e del suo ruolo di sposa di un uomo più anziano. Allo stesso tempo, però, la nozione di mascolinità femminile viene fuori nella presentazione di una posizione che appare remissiva, ma da cui Jane trarrà vantaggio. Secondo quanto opina Esther Godfrey: “L’avanzamento di Jane dalla sua posizione di insegnante a Lowood a governante privata significa un importante sviluppo nella sovversione di genere proposta dal testo, poiché le governanti rappresentavano un buco nell’invisibile muro che separa le identità di genere di classe operaia e classe media. Come governante, Jane supera le distanze tra la pericolosa androginia dell’omogeneità borghese e il precario equilibrio delle sfere separate borghesi”.

“Cime Tempestose” è costruito attorno ad una discesa centrale, secondo Gilbert e Gubar (autrici del celebre saggio “La pazza nell’attico”), e l’opera sembra essere un romanzo di formazione sul passaggio di una ragazza dall’innocenza all’esperienza. Patsy Stoneman sottolinea la questione del sex code ricordando che per molti anni in seguito alla sua pubblicazione, le donne evitarono di leggere “Cime Tempestose”, poiché venire a conoscenza delle esperienze di Catherine poteva significare condividere lo stesso destino. Solo di recente, la critica a riguardo è più fiorente di sempre, e un’altra visione – direi più conforme a quella che è la nostra contemporaneità – è data all’opera di Emily Bronte, la quale presenta un contesto in cui una donna è privata della propria libertà di sentimento durante la sua vita, a causa del suo sesso. Comunque, Catherine riesce ad irrobustire le proprie intenzioni dopo la sua morte, così come Isabella (sua cognata) fa durante la sua vita. La giovane, letteralmente soggiogata da Heathcliff e persuasa a sposarlo, decide di fuggire dalla violenza domestica di cui era vittima, in un periodo nel quale il divorzio era considerato esclusivamente un “problema della classe operaia”, e non esaminato con la giusta attenzione. Le cose cambieranno dal 1857, con la promulgazione in Inghilterra del Divorce Act.

Concludendo, si può affermare che un’interpretazione esaustiva di romanzi come questi non può essere immediata. In quanto lettori, dovremmo sforzarci di andare oltre le denotazioni proposte dalla successione di paragrafi di testo. Per romanzi come Orlando, Jane Eyre o Cime Tempestose, nei quali le relazioni di genere sono celate o mostrate, una lettura disattenta non è sufficiente. Le connotazioni sono ovunque, il campo della semantica influenza quello degli studi di genere, e i risultati danno prova di essere sorprendenti.

PER CONDIVIDERE: