La biglia blu – Le prime foto della Terra

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Blue Marble, o biglia blu, è il nome dato dalla Nasa alle fotografie della Terra dallo spazio, mostrando il volto inedito del pianeta sul quale viviamo.

Le prime foto della Terra

Prima degli anni ’60 non esistevano foto a colori della Terra nella sua interezza. Il processo che ci ha portati da foto sgranate, in bianco e nero, di zone del pianeta o per lo più al buio, a immagini a colori molto dettagliate, è stato molto lungo e complesso. In molti casi, il divulgarsi delle prime foto ha suscitato meraviglia e stupore nella popolazione mondiale e alcune di queste sono diventate delle icone intramontabili della conquista dello spazio e per l’Ambientalismo.

All’inizio del ‘900 era nata una vera e propria competizione per ottenere la foto più dettagliata e rappresentativa del nostro pianeta. Le prime immagini in assoluto della Terra dallo spazio furono ottenute nel 1935, dal pallone aerostatico Explorer II, a circa 21 km di altezza. Ovviamente fu necessario superare di 5 volte questo record per poter immortalare la curvatura della superficie terrestre, grazie al vettore V2 lanciato negli anni ‘40. Nel 1959 il satellite Orbiter 6 ci mostrò la Terra nella sua interezza, anche se era possibile distinguere difficilmente l’oceano Pacifico e qualche nuvola. Nel 1966, dal Lunar Orbiter I arrivò la prima foto dalla distanza della Luna.

L’alba lunare

È del 1968 la prima foto della Terra a colori ripresa da oltre l’atmosfera, a circa 30.000 km di distanza. La foto fu scattata durante la missione Apollo 8, probabilmente da William Anders. La missione consisteva in una navicella con equipaggio formato da tre astronauti, Anders, Lovell e Borman. Venne lanciata il 21 dicembre oltre l’orbita terrestre per raggiungere quella lunare, orbitare interno alla Luna e ritornare sulla Terra il 27 dello stesso mese.

Un altro scatto di Anders, soprannominato Earthrise, divenne una tra le foto più famose e influenti della storia dei viaggi spaziali. Era la vigilia di Natale e i membri dell’equipaggio ne approfittarono per mandare anche un messaggio di auguri alla Terra, una sorta di cartolina con dedica, la più famosa tra le cartoline. Non ebbero molto tempo a disposizione prima che la Terra sparisse dalla loro visuale, a causa della rotazione della navicella.

Per Ernst Stuhlingerin questa foto “ci ha aperto gli occhi sul fatto che la nostra Terra è una bellissima e preziosa isola sospesa nel vuoto, e che non c’è altro posto per noi in cui vivere se non il sottile strato di superficie del nostro Pianeta, circondato dal nulla scuro dello spazio”. La fotografia restituisce in tutta la sua nitidezza la descrizione dell’accostamento di colori fatta da Lovell, il quale affermò anche che “la superficie lunare sembra cosparsa di sabbia del colore dell’intonaco, grigia, senza colore”.

 

Blue Marble

L’anno seguente, con la missione Apollo 11, per la prima volta l’uomo mise piede sulla Luna, ripetendosi in diverse altre missioni fino al 1972. In quell’anno, infatti, l’Apollo 17 fu l’ultima missione con equipaggio verso la Luna. L’equipaggio era formato da Ron Evans, che rimase sul modulo di comando mentre Harrison Schmitt, l’unico scienziato (geologo) a bordo, ed Eugene Cernan, il capitano, esplorarono la superficie. Durante quest’ultimo viaggio, gli astronauti avevano il Sole alle loro spalle, contesto che permise loro di osservare la Terra completamente illuminata. Schmitt, scatto la prima foto della Terra completamente illuminata, a 45.000 km di distanza: la soprannominarono “Blue Marble”, ovvero biglia blu. La fotografia mostra l’Africa, parte del Medio Oriente e l’Antartide completamente illuminato poiché si era prossimi al solstizio d’inverno. In origine era capovolta poiché non era prevista nello svolgimento della missione e quindi scattata rapidamente in un momento rubato.

Da quel giorno si usò questo nome per tutte le altre foto simili della Terra, per sottolineare la sua unicità, una biglia sospesa nello spazio, bellissima ma soprattutto fragile. Mentre la si osserva dovremmo soffermarci a riflettere sull’importanza che quella biglia blu rappresenta. Siamo noi, è lì che si trova la nostra casa, tutti coloro che conosciamo, ogni essere umano che sia mai esistito è vissuto li. È l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita, non esiste altro posto per ora dove l’uomo possa emigrare, Non esiste migliore dimostrazione della follia delle vanità umane di questa realtà, per questo dovremmo smettere di considerare scontata la sua esistenza, averne cura e preservarla.

Francesco Marsiglia

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