INCUBO di una NOTTE di INIZIO ESTATE

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Non so se è stato per il mezzo bicchiere di cognac, per la cena pesante o per i troppi caffè bevuti durante il giorno, ma quella notte d’inizio estate, le lenzuola si legavano alla pelle come le spine di un roveto. Riuscii a prendere sonno a tarda notte. Un sonno nervoso, sudato, irrimediabilmente penoso. Roteando su me stesso, in qualche modo, riuscii ad addormentarmi,  ma appena le palpebre cedettero alla stanchezza si presentarono immagini senza contorni, di un grigiore penetrante.

Mi ritrovai in un paese di cui riconoscevo le strade, i palazzi, i monumenti, i parchi ma che nello stesso tempo percepivo come diverso, estraneo. Mi incamminai per il centro e mi resi conto con profondo ribrezzo di essere capitato tra uomini senza immaginazione, senza colore, e soprattutto con tanta paura. In una strada semibuia, incontrai un signore anziano e, colto da sensazioni incomprensibili, gli chiesi in che luogo mi trovassi. Guardandomi con un piglio contrito mi rispose: ma come non riconosce il regno del PRIMA NOI? Ribadii, questo non è il paese dell’ospitalità, della bellezza, della gioia di vivere, dei colori e della musica; il paese amato da tutto il mondo?

Mi prese sotto braccio e disse:  se ha la pazienza di ascoltare un vecchio, le racconto come il cinismo, la protervia e l’ignoranza hanno offuscato la mente dei cittadini di questo paese.

Tanti anni fa alcuni uomini si recarono alle pendici di un monte alla ricerca di una sorgente d’acqua che credevano fortificante e miracolosa, bevvero questa acqua da un’ ampolla, – si dice  appartenuta ad un coraggioso cavaliere con un manto bianco, una croce rossa in petto e una spada alzata verso il cielo -” e il miracolo si manifestò: acquisirono il sigillo della superiorità.

 

Con il potere del Sigillo, questi uomini, una volta confinati nello spazio di raccolta degli uomini senza immaginazione, senza sorriso e senza colore, riuscirono via via a moltiplicarsi, come le bibliche  cavallette, e a trasformare  la bellezza della diversità in una monotona e grigia uniformità, inneggiando al cambiamento con l’inno: PRIMA NOI! PRIMA NOI! PRIMA NOI!

Costruirono un nuovo  ordine  sociale, e l’inno PRIMA NOI combinato con la forza del sigillo sterilizzò la paura del diverso, del nomade, dell’uomo nero, dell’immigrato. Ma il potere del sigillo manifestò un effetto ancora più sorprendente: molti uomini savi, combattenti della libertà, cominciarono a dubitare dei loro principi di giustizia, di uguaglianza, di solidarietà, avviandosi anch’essi, come segugi a caccia di quaglie, a seguire gli ufficiali dell’ordine del sigillo.

Per celebrare, il potere conquistato, il gran consiglio del sigillo fece costruire un muro di cinta attorno alla città, chiamato “il muraglione della sicurezza”, realizzato in una sola notte e illuminato dalle stelle (alcuni testimoni ne contavano 5) a tener ragione che nessun diverso, nessun nero, nessun immigrato poteva passare, nèanche pagando 2 fiorini.

 

Col tempo, però, il sentimento di superiorità che inizialmente si concentrava sui barbari dell’altra riva del mare nostrum, via via si diffuse anche all’interno delle cinta murarie, e per non perdere le posizioni conquistate si cominciò a temere il vicino con l’occhio di vetro, il compagno di lavoro nell’acciaieria, il lettore di libri, financo a considerare pericolosissimi le squadre di volontari che, ormai in tutta segretezza per non essere additati con l’appellativo vergognoso di “buonisti”, potevano solo dare sorrisi agli appestati della povertà.

Successe poi che, nel regno della sicurezza, il “PRIMA NOI” degli uomini bianchi dai capelli biondi si contrappose al PRIMA NOI” degli uomini biondi ma con la pelle un pò più scura, che a loro volta si scontrò col PRIMA NOI” degli uomini vestiti di scuro che contrastava con il PRIMA NOI” degli uomini vestiti di chiaro, etc. etc.

Cosicché non si arrivò ad uno stato perenne di conflitto. I grandi ufficiali urlavano, PRIMA NOI dei piedi del monte, i sergenti gli facevano eco, PRIMA NOI delle camerate del piano superiore, i caporali non di meno sostenevano, parafrasando un grande filosofo dell’antica Neapolis, PRIMA NOI perché siamo caporali o uomini? E cosi ad libitum tutti gli uomini del Sigillo ripetevano in coro sempre lo stesso ritornello: PRIMA NOI, PRIMA NOI, PRIMA NOI…

Fino a che, a seguito di una ordinanza dell’ufficiale in capo, tutti gli abitanti che vivevano dentro la muraglia di sicurezza, si dotarono di pistole e fucili, e considerando il confronto tra i troppi PRIMA NOI, nella città si innescò un senso di paura, non più degli uomini neri, dei nomadi o degli immigrati,  ma delle tante schiere di uomini del nuovo ordine che si urlano addosso PRIMA NOI! NO, PRIMA NOI! NO, …

Dopo che ebbe finito il racconto, l’uomo anziano, togliendo un fazzoletto rosso dalla tasca si massaggiò il viso, mi saluto con un sorriso di circostanza, fece qualche passo avanti e tornò a girarsi verso di me e mi risalutò sventagliando quel fazzoletto rosso, ora con un lieve sorriso sardonico!.

Mi svegliai di botto, con un respiro pesante e ansante, mi alzai e corsi ad aprire le ante della finestra per respirare a pieni polmoni.

Fuori c’era  un sole pieno e luminoso. Nel cortile c’erano bambini allegri,  bianchi, neri e gialli che vestivano i colori dell’arcobaleno, pieni  di curiosità, che correvano insieme tenendosi per mano e ripensai al sogno e al racconto del vecchio.

Sorrisi a me stesso e mi convinsi che era stato solo un brutto incubo. Un incubo di una notte di inizio estate. FORSE…

Pino Clausi

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