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Continui a vedere nel cielo il dramma dell’infinito,
la continua ripetizione fino all’assurdo,
un eco di disperazione che prosciuga i pensieri.
Nuvole contorsioniste squarciano il cielo,
consumano le emozioni e rubano le parole.

/

 

Minuti ed ore incessantemente scorrono
ricordandoci di rispondere ai doveri sociali 
e lentamente ci logorano. 

Se il tempo si fermasse… 
e tu fossi semplicemente Te?
Ti sentiresti libero di viverti? 

Uno sguardo, profondo come un abisso
per mostrarti la luce, e timidamente 
scoprire la bellezza del mondo. 

La delicatezza di un’anima vissuta 
mai stanca di esplorare,
libera di esprimersi, 
capace di emozionare chi ascolta. 

Lo scorrere dei pensieri che si fondono,
e che trovano espressione in questa poesia.

Avvolgersi in un abbraccio amico,
riscoprire una travolgente passione.
Due anime che si uniscono.

L’estemporaneità di un amore.

 

/

Prendi quella nello specchio e baciala
per tutte le volte che ha scaricato macigni,
per ogni evento truccato,
per tutte quelle ferite che ha inflitto.
Sussurrale parole miti
per tutte le giornate sprecate,
per ogni macchia sulla coscienza,
per ogni cosa mai detta.
Voltati per strada a guardarla nelle vetrine,
negli specchietti delle auto veloci,
nelle pozzanghere dei temporali estivi.
Sorprendila nel cucchiaio dello yogurt,
nel riflesso negli occhi di quel ragazzo,
che nemmeno lo sa che in fondo sei misera, come ogni altro.

/

Per C.

I tuoi occhi blu incavati
mi ricordano quanto è profondo il mare.
Cammini reggendoti a stento in piedi,
ti fa male la strada
ti ha sempre ferito.
Non sai più cosa vuol dire stare dritti,
stare a tavola e mangiare bocconi sani.
Ti manca sapere che l’acqua ha un sapore.
Vorrei farti vedere che non è tutto perso,
che poche ore condivise sono una luce nella melma.
Vorrei dire ti voglio bene
vorrei alleviare le tue pene.

/

Singhiozza come di increspature equoree
al biondo grano, il brezzeggiar del vento,
onde spumeggia sui talli sinuosi,
riluce sull’afride fruscio,
e l’odor dell’or ridesta.
È un odor dipinto in gola,
diluito al pianto delle tamerici;
È la speme.
E la speme asolar si ode,
a rivestire i poggi con la poesia di Dio
a saggittarne il polline
nelle ombre degli occhi:
Dal ciglio un canto di infiorescenze,
dall’iride un asperso profumato
Dalla cornea uno sboccio di pesco,
e una tiara melissica incorona la pupilla.
Il mondo cinguetta al petto dell’ade
al timbro aligero delle rondini
Levate a beccare il costato del cielo
senza timore che Apollo le bruci.
Sembra toccarle, le amene note
Dello gentil spartito
Che in battere inspira la vita
E in levare la esala via.

/

Naufraghi nel mare dell’incertezza dei nostri giorni
viaggiatori inesperti sull’affollato vagone vita.
Temiamo il buio e veneriamo la luce
intrepidi adulatori di soggetti  inconsistenti
non tentiamo per non spiegare;
ascoltiamo per non parlare.
Un peso e due misure.
Il dolore ci appartiene,
la felicità è fugace, ci spaventa
restiamo inetti fermi al punto di partenza.

/

Nessuno saprà mai trovarne la ragione ma un giorno si svegliarono, non era un giorno memorabile o straordinario, eppure si svegliarono.

Quelle vite donate in pasto all’ordinario sentirono qualcosa: il vuoto.

Il silenzio echeggiava ma fu così eloquente da lasciar tutti senza dubbio.

Di quegli anni spesi rimanevano quattro stracci, qualche foto e poche parole sparse e  inafferrabili.

/

La tua politica non è il tuo carattere
Il tuo voto non è il tuo ideale
Il tuo leader non è il tuo messia

Votare il Carroccio non significa esserne i buoi
Seguire le 5 stelle non sempre porta a Cristo
E tutti quei ramoscelli staccati all’Ulivo hanno portato solo alla guerra

TU non sei il tuo partito
Il tuo partito non è parte di TE
Ed entrambi potreste essere migliori

/

Adesso che ho tutto il tempo per scrivere
Poco o nulla da condividere e ridere ancora meno,
Cerco un freno alle mie emozioni
Mi balzano in testa tante situazioni.
Ora che il fondo è stato toccato
E su tante cose abbiamo giocato, è il momento del conto
Ed è molto salato.
E’ un mare agitato quel che sento
Un fiume in piena la mia rabbia
Non abbassiamo proprio ora la guardia.
Eppure avremmo potuto prevenire
Ma a noi, si sa, ci piace il lento morire,
L’intelligenza l’abbiam messa a dormire
Abbiamo smesso di capire
Ora sono cazzi da digerire.
Cerco una positività in una totale negatività,
Perché in pochi e solo ora abbiamo capito la gravità…
Vorrei che tutto fosse solo un sogno,
Ma ho gli occhi aperti e non dormo.
Ora che non posso amare, non posso abbracciare,
Mi resta solo da esternare sentimenti
Contrastanti, devastanti, disarmanti..
Ma credo ancora che non saranno solo pianti
Perché poi ci porteremo dietro tanti, troppi rimpianti,
Siamo grandi cazzo, Svegliamoci e Salviamoci

/

Luce gialla all’orizzonte,
ombre vaghe nella mente,
mi aggiro in casa stupefatto,
guarda lì, c’è lo Stregatto;

ho solo voglia di sparire, di ridere e poi morire,
perché non tutte le favole hanno un lieto fine.
Sai, forse te lo dovevo dire:
il cantastorie sta per dormire.

Vado avanti alla ricerca,
di una donna, senza fretta,
il cui nome non ricordo,
e di cui non me ne farà torto.

Entro in bagno, c’è uno specchio,
che mi dà un certo effetto,
che vuoi che sia? Che mi aspetto?
Il vero me non è così diverso.

Apro gli occhi e mi ritrovo,
con la faccia sento il suolo,
mi sento così solo,
una bottiglia vedo affianco,
probabilmente ho pianto.

Mi siedo e mi accovaccio,
prendo un libro tutto sfatto,
guardo in faccia la realtà:
sono il Cappellaio Matto.

Caro idem così diverso,
almeno tu hai la tua Alice,
e sai te lo potrei dire,
che almeno tu avrai successo,
perché è una storia senza fine.

/

Mi logora ciò che non si vede:
il tentare ma non riuscire.
Mi logora il quotidiano;
alzarmi e lottare invano.
Mi logora la mia debolezza,
il nodo alla gola, le lacrime mancante
le parole mai pronunciate.
Mi logora la mia inesorabile condizione di essere umano
nella quale ogni tentativo di riscatto
ahimè
è inane.

/

Da qualche parte,
in questa tetra realtà
assidua matrice di mestizia,
potrà sorgere un empireo,
sebbene le modiche vampe
non ardino di giustizia
le ombre dei cuori erranti.
E il corrotto rilutterà,
ma sarà per la perseveranza
che la purpurea fenice
giungerà predestinata
ove l’intrinseca iniquità
dell’umana sostanza
eclisserà imperturbata.

Da qualche parte,
con la bontà e l’ingegno
di chi non avalla imposizioni,
this might be paradise.

/

Oscillo tra il mondo e l’idea del mondo,
fluttuo su un piano astratto: il vuoto.
Le parole perdono il senso,
si uniscono alla materia in una danza comica: è l’inizio della follia.
Il pensiero umano si erge verso il cielo, poi sprofonda, intrappolato nella superficie infima delle cose: è l’inizio o la fine?
Parto da un punto fermo, mi volto, oscilla!
Le strade perdono la loro identità,
divengono voragini, mi risucchiano .
Luci soffuse di notte per le strade,
un tumulto di emozioni mi assale,
una voce lontana mi chiama: è l’alba.

/

Vienimi in mente,
colpiscimi dolcemente
con infinito piacere
d’un orgasmo intellettuale.
Un piacere, assai, intimo
a figura di sintomo
dal risvolto sensuale
di struggimento ideale, e
trasforma la cupidigia,
del desiderio stigia,
nella voglia celere
d’un unione puntuale.

/

Questa è una poesia,
Che rugge
Le note dell’esistenza,
Al di là d’ogni orizzonte.
Ma la vita scivola effimera come rugiada dalla foglia, si carezza il volto
in cerca di uno sguardo
Ma mai fende il fitto
della selva tenebrosa
Al cui ombreggiare
trova ricetto il tuo spartito,
Musica clandestina
Nelle orecchie di un Dio
E vortican…
ASPÈ PERÒ…ASPÈ..
È BELLISSIMO CIÒ CHE DICI… MA NON MI SEMBRA
CHE TU LO DICA IN VERSI
…bugia…vade retro oscurantista…
MA È VERBIGRAZIA…
NON SCADA NEL TURBINIO COLLERICO…
DIR LE VOLEVO CHE QUI MANCA LA SAPIENZA DEL MUSICO, LA VISIONE DEL MISTICO, IL RITMO DEL POETA…LA SUA È VANITÀ FIGURATIVA.
POSSO RISCRIVERGLIELA IN RIGHE ORIZZONTALI,
BUON DIO, SMETTA
DI INCOLONNARMI.
Questa è una poesia, che rugge le note dell’esistenza, al di là d’ogni orizzonte.
Ma la vita scivola effimera come rugiada dalla foglia, si carezza il volto in cerca di uno sguardo ma mai fende il fitto della selva tenebrosa, al cui ombreggiare trova ricetto il tuo spartito, musica clandestina nelle orecchie di un Dio.
ROMANTICA PROSA…
Si dilegui saltimbanco…
… zang zang…
Puff… tum tumb…
io traggo la licenza di poeta
Dai nobili padri
Rutti…ancora rutti..
L amico Walt…
O Walt… quanto ti amai
Vuoi che invochi lo spirito di Allen
MAI IO VOLEVO SOLO…
Arretra demone… io sono il profeta di Tzara e Picabia
Di Filippo Tom Tom mar mar…
Il mio verso lineare…
Rozzo di un prosatore…
MA NON VOLEVO INDISPETTIRLA…MI DISP…
retro… satanasso
Prrr…retrocedi…io ti scaccio nel nome del Dada
di Pavese, e di Gregorio Corso…
Fuggi o meschino, questo è il Benedetto segno di Croce…
Brucia, via dal sole giù per le fiamme…
TAL MI FECE IL POETA SANZA PACE
VENENDOMI INCONTRO A POCO A POCO
MI RIPIGNEVA LÀ DOVE IL SOL TACE
MENTRE CH’I ROVINAVA IN BASSO LOCO
DINANZI AGLI OCCHI MI SI FU OFFERTO
CHI PER LUNGO SILENZIO PAREA FIOCO
QUANDO VIDI COSTUI NEL GRAN DISERTO
“MISERE DI ME” GRIDAI A LUI
QUEL CHE TU SI OMBRA O POETA CERTO
RISPUOSEMI: “NON POETA, POETA FUI
MA A VERSEGGIAR OR, PENSO SIA TARDI
GIÀ CHE LI PASSI CINGHIAN TEMPI BUI
…(silenzio)…
Shh shh…(sguardi attoniti..Ton ton)
O SEI TU ALIGHIERO, QUELLA FONTE
CHE SPANDI DI PARLAR SÌ LARGO FIUME
RISPUOSI IO LUI CON VERGOGNOSA FRONTE
VEDI LA BESTIA PER CUI IO MI VOLSI
SALV…
NO NOO…
A MIJ M’AVITA LASSA JI PERÒ…
MA TU SEI LO MIO MAESTRO, LO MIO AUTORE…
Tum brum brum brum
LUI CHE DANNAZIONE E QUALE FINE
RICEVETTE DAL SOMMO ‘MPERADORE
PER POETAR EMULANDO MACCHININE.?
Tu villano prosatore
Considera buffoncello di quartiere
Che io quando poeteggio suono liuti
non sono scevro mica di sapienza.
(Rispose allor secco l’ Alighiere)
FATTI VO’ FOSTE A VIVER COME BRUTI
INDEGNI DE VIRTUTE E CANOSCENZA.

PS. Questa è una poesia.

/

E adagio adagio mi sentivo…mutato,
l’acquisita simpatia e la goffa cortesia
mi fecero capire accorto poi dal dire,
che ero …drogato.
Il tempo non passava e la leggera filigrana
della felpa che ondeggiava mi fece poi pensare
a quanto di fatto stavo male.
Corso poi allo specchio guardarmi non osavo
ma mi feci forza per vedere quant’ero strano.
Il ciuffo scompigliato e l’aria inebetita,
e subito mi ricordai
che non avevo mangiato
e con ritrovata aria smarrita
nel soggiorno tornai.
Un panino mi feci
con capperi e ceci,
smemorato come sono
non mi accorsi del tono
di quella vocina
nella mia testolina
che chiedeva in tono disperato
e alquanto disgustato
il perchè di tutto ciò di insensato.
Alchè ho realizzato che infine ero
irrimediabilmente…drogato

/

Una pioggia calda
bagna gli smunti grembi materni.

E ricordo la sera
mentre recitavo
muto
un’ultima preghiera
ad un Cristo
che offra ancora pietà:
A questi corpi,
il cui unico male
è d’essere nati
Umani,
A chi grida
feroce
contro la vita,
A chi ha perso la bussola
della moralità
perché naufrago in terra.

Una pioggia calda
bagna la maculata spiaggia
in attesa di un’alba
che segni
la fine del viaggio.

/

Ma lì forse l’occidente non si sente
Nei campi di avocado dove l”acqua scarseggia
Lì forse ci si parla con gli occhi
Nei quartieri abbandonati dal cielo
Lì forse non ci si volta le spalle
Si piegano i panni con la schiena a pezzi
Lì forse c’ è la magia e la pena
La foresta e la luna piena.
Li dove si protesta
Dove il pane vale la festa.
Lì dove tutto è indaffarato
Lontano ed esasperato.
Lì dove l’occidente è un eco sconclusionato
Lì dove il cerchio è affiatato
Persone e ipocrisie perdono il fiato.

/

Ci sono giorni felici,
come quando incontri la persona giusta al momento giusto
e non lo sai ancora.
Giorni in cui ti innamori,
e non lo sai ancora.
Mattine in cui una lettera, una voce o una canzone,
ti spaccano il cuore.
E lo sai da sempre.
Giorni in cui la speranza non muore,
sere in cui aspetti,
chi non riesce a tornare.
Enormità, sensazioni, desideri, benessere e complicità.
Condividere delle lenzuola che profumano di libertà.
Umanità, fiducia, vicinanza e pura ebrezza,
quella mania che hai mi scuote con delicatezza.
Orologi, ritardi, attese, voglie e mancanze.
Quelle parole che non sai dire,
troppo sonore,
aumentano le distanze.
Per fortuna ci sei,
per fortuna esisti.
Per fortuna vorrei averti sempre con me.
Nella fantasia, nella realtà, nella pazzia.
Nella notte serena e nella malinconia.
Quando tutti i tramonti avranno fatto il loro lavoro,
saremo noi ad esserci,
non loro.
Non ci allontaneremo mai abbastanza,
perchè in realtà non sappiamo cosa significhi la parola dimenticanza.

/

Tramonta il Sole all’orizzonte e finisce un’altra giornata che, apparentemente, sembra come le altre, invece ti ritrovi in una realtà colma di enigmi. Pensi che, quella Luce che ti sta accecando, ti conduca verso la Verità Assoluta. In realtà, è la fonte di Perdizione. Infatti, ti fermi per cercare di risolverli ma più le lancette dell’orologio scorrono e più ti senti perso e confuso. Speri solo che, quando il cielo sarà di nuovo azzurro, inizi a piovere, cosicché le goccioline della Pioggia possano riempire il Torrente che è rimasto da troppo tempo arido. Puoi continuare a osservare e ad attendere che le nuvole facciano cadere la Pioggia e che non sia, soltanto, una Chimera.

/

Struggersi nel rapido tempo,
Insieme, per il suo andare,
compagno è solo il vento
che ci può accarezzare.
Il tempo è malvagio tiranno,
ci stritola con il suo volare
e, rapido, ci trae in inganno
per poterci così separare.
Separarci con le partenze
in cui vi è voglia di restare,
un viaggio con le speranze
d’un poterci ritrovare.
Non si può lottare il tempo,
neanche il suo camminare,
non ci resta altro che il vento
in cui doverci aspettare.

/

Bacco o bene indomito
rugiada del mio suolo
alma del mio fremito
in bocca mi consolo

di labbra, lingua turgida
e pampineo ricamato
vermiglia et uva tunica
e ignudo concalcato;

e il tuo tutto trascòlorar
tra bacche e putti in fiore,
o Iacco è tutto un vermigliar
udendo il tuo sentore.

Rubizzo lambe il cespite
l’olezzo di Baccanti
voraci gole al fomite
divorano i miei canti.

O liuto calmo e lieto va
placidio nella notte
d’arbore e ginestre sa
il mosto nella botte

e a te vendemmio il cor tiranno
e che amore ad or disseti
sicché se poi mal dì diranno,
o Bacco tu m’allieti.

O Bacco venerato sii,
e in vetro mesca il sangue
e travasi i tronchi stappa brii
ricolma ciò che langue

e rigogli proprio tutte dì
frutteti e cornucopie
e Ninfe a seni prosperi
improbe, a vesti inopie.

Bacco o bene, venia
a te chiedo se ho peccato
contro Iddio e il vin tannio
che è linfa del creato.

/

Felici incontri

Viaggiavo e ti incontravo,
nei pensieri,
nei sogni.

Vedere posti nuovi,
o posti vissuti,
mi ispirava parole nuove
per esprimere
la stessa bellezza di sempre.

Ti sognavo spesso,
attendendo
che ciò che desideravo,
incontrarti
si realizzasse.

Sto ancora aspettando,
ma non c’è fretta.
La felicità arriva,

piano,
piano.

Vengo io da te, se vuoi,
o una dolce melodia
ti conduca da me.
La mia melodia.
La melodia del cuore.

/

Alla sera mi pento delle cose decise al sole, la vita è così grave a luci spente…
Il senso si nasconde tra pensieri di amore e ingiustizia,
il tuo volto mi appare tra le cose che vorrei dimenticare…

/
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