Pascoli e Decadentismo

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Il decadentismo

Il Decadentismo indica la cultura di un periodo di profonda crisi della società compreso tra il 1880 e lo scoppio della prima guerra mondiale. Tale movimento culturale nasce in reazione alla crisi del positivismo ed ha come carattere dominante la sfiducia nella funzione conoscitiva della ragione e della scienza. Esprime inoltre la crisi esistenziale e la crisi della coscienza individuale. Sulla rivista “Le chat noir”, Paul Verlaine pubblicò un sonetto in cui manifestava incapacità di grandi azioni e di passioni forti, ma solo interesse per raffinate ed oziose esercitazioni letterarie. Dunque venne definito “Decadent” con un’accezione negativa del termine, che successivamente egli utilizzò in chiave polemica, quasi ad individuare un privilegio. Indicava dunque una decadenza della letteratura, un’espressione di una sensibilità malata  e della decadenza dei grandi valori ideali della società borghese del 800. Una rivisitazione del termine definisce il decadentismo come la letteratura della crisi.

La genesi storica

Il Decadentismo nasce in Francia intorno al 1880 (contemporaneo al positivismo) e vede come precursore Charles Baudelaire con l’opera “I fiori del male”. Il contesto storico è caratterizzato dall’avvento della seconda rivoluzione industriale che vide la nascita delle “Trust”(multinazionali) e di diverse concentrazioni industriali gestite da pochi grandi gruppi elitari. Tutto ciò coincise con la scomparsa delle piccole e medie imprese. Inoltre siamo in pieno sviluppo dell’imperialismo e del nazionalismo che comportarono scontri tra le diverse potenze europee per il predominio sulle colonie. A livello sociale assistiamo alla crisi della borghesia che da classe ribelle diventa classe egemone esercitando lo sfruttamento e la logica del profitto che comportarono la disuguaglianza sociale ed economica tra le diverse classi. Infine questo periodo storico accolse per la prima volta lo studio del subcosciente e dell’inconscio, grazie agli studi di Sigmund Freud che diede vita alla psicoanalisi, cioè lo studio dell’animo umano e dei suoi tanti aspetti nascosti che la ragione non controlla.

Il simbolismo

Il poeta decadente si vantava di una cultura elitaria, non di massa, che esaltava il singolo. Egli vede e sente mondi invisibili e lontani e cerca di evadere dalla realtà mediocre attraverso: l’esaltazione della bellezza come ragione di vita (estetismo), l’esaltazione della vita come forza istintiva al di sopra della morale, della vita senza freni, del godimento dionisiaco (vitalismo), l’esaltazione di sé e della propria superiorità ed eccezionalità (superomismo), la ricerca esasperata del piacere in tutte le sue forme (erotismo). Egli è il solo capace di scavare nell’io dell’uomo e nell’ignoto. Il poeta non si riconosce nella società e si sente isolato. Dunque cresce in lui un senso di alienazione (simile alla celebrazione del soggettivismo in età romantica con Alfieri e Foscolo) che lo porta ad evitare ogni rapporto con la società. Infatti si parla di solipsismo. Il poeta non cerca rapporti con la società perché è consapevole dell’impossibilità di un cambiamento e di un ritorno ai valori del 700. Conseguenzialmente abbandona la fiducia nel ruolo guida della società, ponendosi solo in contrasto polemico con essa. Parallelamente al rifiuto della visione positivistica tipicamente borghese (la realtà è regolata da leggi meccaniche che la scienza, una volta individuate, permette il loro dominio all’uomo), si diffonde, come unica forma di comprensione l’arte. La vera realtà delle cose non segue regole razionali, dunque l’unica conoscenza possibile è quella irrazionale della poesia, che permette al poeta di penetrare il senso nascosto delle cose. L’arte per i decadenti diventa il valore supremo dell’esistenza (perdendo ovviamente ogni fine pedagogico). Attraverso la realizzazione del bello il poeta può distinguersi dalla massa borghese (scontro di valori tra il superfluo decadente e l’utile borghese). La massima espressione della poetica decadente è data dal simbolismo francese che prevede una forma di sperimentalismo artistico. I tradizionali linguaggi letterari, incapaci di esprimere le nuove sensazioni, vengono sostituiti. Si sente l’esigenza di una nuova poesia pura. Obiettivo di questa nuova poetica è di andare al di là delle apparenze sensoriali e cogliere il mistero dietro le cose che la ragione non coglie. Nelle “Corrispondenze” Baudelaire immagina la natura come una foresta di simboli che l’uomo deve decifrare. La parola poetica deve evocare la zona d’ombra della natura. Così si inizieranno ad usare nuove figure retoriche come la sinestesia (associazione di parole appartenenti a campi sensoriali diversi) e l’analogia (simile alla metafora ma con legami più difficili da cogliere poiché alludono a corrispondenze simboliche). La poesia non trasmette verità, ma serve al poeta per individuare soggettivamente il mistero delle cose. Si parlerà infatti di relativismo conoscitivo, cioè la realtà relativa al soggetto. La parola avrà carica evocativa magica e il poeta sarà un veggente. Quindi la poesia assumerà un carattere aristocratico provocato dal mercato borghese che ha corrotto l’unicità dell’opera con la produzione di massa. Dal punto di vista stilistico la poesia sarà composta di poche parole denso di significato e si svilupperà l’uso del verso libero. La suggestione si otterrà tramite la musicalità (parole scelte per la loro fonicità) e la sintassi imprecisa. Le tematiche ricorrenti saranno: la morte e l’attrazione per il nulla misterioso; l’ammirazione per le epoche di decadenza; la lussuria e la crudeltà per vincere la noia romantica; la malattia (spessa intesa come nevrosi).

Intellettuale: esteta o maledetto?

L’intellettuale decadente rifiuta la morale ei valori del suo tempo, in particolare il cattivo gusto e la volgarità della società borghese; non si riconosce in un mondo cambiato, si sente a disagio, condannato alla solitudine e dunque è in volontario isolamento della società borghese ipocrita; si sente malato in un mondo di falsi sani. L’intellettuale ha perso l’aureola, cioè quella dignità sacrale che gli garantiva una condizione privilegiata. Con il cambiamento di valori dominanti, egli ha perso tale condizione ed è diventato un uomo come tutti gli altri. Ma per accentuare la sua diversità dalla gente normale si getta nel vizio. Questo è il caso dei poeti maledetti definiti così per lo scandalo che suscitava il loro stile di vita che comprendeva alcol, droga, gioco, omosessualità. Tale stile era una reazione alla società del loro tempo che consideravano falsa, ipocrita e priva di valori. I più importanti tra questi furono Verlaine, Rimbaud, Mallarmè. Questi provavano a raggiungere l’essenza del reale attraverso gli stati irrazionali provocati proprio dai loro vizi. L’esteta assume come principio vitale il bello, cercando di rendere la sua vita un’opera d’arte, arte pura. E poiché il presente è dominato dal brutto, ricerca il bello nel passato. Entrambi rifiutano la normalità. Spesso si formano figure ibride: il maledetto che esalta il male per la sua bellezza; l’esteta che rifiuta le convenzioni e nella sua amoralità commette il male.

L’esperienza che segna: Pascoli

Il pensiero di Pascoli viene segnato da due momenti particolari della sua vita. Il primo coincide con la morte del padre Ruggero sulla strada di ritorno verso casa nel 1867. Non furono mai trovati i colpevoli e per Pascoli fu una grande ingiustizia. Tale morte provocò una terribile crisi economica per la sua famiglia che lo costrinse ad assumere il ruolo paterno. In seguito alla morte di altri familiari, cercò di ricostruire un nido familiare perduto con le due sorelle Maria e Ida evitando ogni relazione col mondo esterno ed ogni relazione amorosa per non tradire la sacralità del nido familiare. Le sorelle assunsero un ruolo materno, e Pascoli venne accudito come un fanciullino lontano dal quel mondo degli adulti che tanto lo spaventava. Il secondo fu l’arresto durante una manifestazione contro il governo. Appena venne assolto decise di abbandonare la politica attiva.

Il fanciullino

L’uomo è l’unione di due fanciulli: uno esteriore che cresce e uno interiore che non cresce e successivamente guida l’esteriore. Egli è come Adamo che vede le cose per la prima volta con ingenuità e dà loro nuovi nomi. Il poeta coincide con il fanciullo interiore. Per trovare nomi nuovi, ha bisogno di parole che vadano oltre quelle comuni, che possano cogliere le nuove cose nella loro purezza. Dunque la poesia diviene conoscenza prerazionale (concezione romantica).Il poeta fanciullo coglie direttamente la verità nascoste delle cose senza far uso della logica. Inoltre scopre fra le cose relazioni segrete, che formano una rete di simboli. Il poeta è dunque un veggente, colui che attinge al mistero rispetto agli uomini comuni. La poesia deve essere pura senza fini morali o pedagogici, deve essere disinteressata. Ma, inconsapevolmente, anche dalla poesia pura si colgono grandi utilità. Il fanciullino placa l’odio degli uomini e il loro desiderio di ricchezza. C’è quindi un messaggio sociale implicito, un’utopia umanitaria di fratellanza. Egli elimina la lotta tra le classi, evitando di selezionare tra argomenti bassi e alti. La poesia è anche nelle cose umili, che non hanno dignità minore. Propone perciò una pacifica convivenza tra umile e sublime.

Innovazione linguistica

Pascoli non usa un lessico normale ma preferisce il plurilinguismo, e mescola diversi codici linguistici, senza porli in contrasto. Usa termini aulici, dotti, dialettali, stranieri, scientifici, termini inglesi italianizzati e nomi propri antichi. Usa riproduzioni onomatopeiche, con significati arcani nascosti, perché sente l’esigenza di aderire all’oggetto in modo immediato, evitando mediazioni logiche. Spesso i suoni hanno valore fonosimbolico, cioè tendono ad assumere un significato senza rimandare ad altro.

Il “nido”

Con il mito dell’infanzia, Pascoli propone l’idea di un Eden innocente, privo delle violenze del mondo moderno, in cui alla logica produttiva si sostituisce la fantasia. Il mito del nido è collegato perché consente all’uomo di preservare il suo Eden dal mondo esterno. Entrambi sono legati al mito della campagna, luogo idillico che garantisce una vita felice in rapporto con la natura. Il ritorno al nido dell’infanzia non va confuso con quello leopardiano (contrapposizione disperata dell’illusione alla realtà), ma per Pascoli è un mito decadente, per il suo carattere di evasione e di fuga.

Ideologia politica

Durante il periodo universitario fu influenzato dall’ideologia anarchico-socialista di Andrea Costa. La ribellione nasceva da un senso di esclusione. Egli elaborò l’omicidio del padre come effetto del nuovo meccanismo sociale, obbedendo più al cuore che alla mente. Dopo l’arresto decise di abbandonare la politica attiva. Inoltre la nuova concezione marxista della lotta di classe e della vittoria del proletariato sul capitale, non coincideva con la pietà di Pascoli. Rifacendosi dunque alla non-violenza di Tolstoj si creò una fede umanitaria. Convinto che la vita fosse solo dolore per l’uomo(pessimismo pascoliano), quest’ultimo avrebbe dovuto unirsi con i suoi simili per combattere il male. Trasse dunque dal cristianesimo un codice etico: il dolore era un privilegio che elevava moralmente l’uomo, perciò non bisognava arrendersi alla vendetta, ma coltivare il perdono. Aveva come ideale di vita il proprietario rurale che vive felice di quel poco che ha, e porta avanti i veri valori come la famiglia. Inoltre visse male il dramma dell’emigrazione, tanto da favorire le guerre coloniali come guerre di difesa per permettere ai suoi fratelli di non abbandonare il nido e avere modo di vivere dignitosamente.

Pascoli nel panorama del decadentismo

Pascoli può collocarsi all’interno del decadentismo europeo dal momento che si identifica molto con la figura dell’intellettuale decadente. Egli infatti si esclude dalla società nel suo nido, rifiutando il mondo esterno. Inoltre il ritorno alla fanciullezza allude ad un’età pre-logica, con forme di conoscenza irrazionale simile al risultato della perdita di fiducia nel positivismo. Il mondo che Pascoli osserva è frantumato, non riesce a dare un ordine logico, dunque perde fiducia nella sfera positivistica e inizia a ricercare i simboli, filtrando soggettivamente gli oggetti protagonisti delle sue opere, non accettandoli mai come verità oggettiva. Egli avvalora l’intuito e il suo modìndo come quello dei decadentisti europei viene percepito come un sogno.

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